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Naconidi
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I mwbaNaconidi sono una dinastia nobiliare di mwbqslavi dell'Elba mwbgObodriti nei quali dal mwbw960 al mwca1129 si unirono le speranze ma anche i fallimenti degli sforzi per la creazione di uno stato slavo-polacco.

Contents

Nakon
Mstivoj
Udo
Budivoj
Enrico
Note

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Dinastia

Heinz Stoobcite-ref-1[1] stabilì nella sua nuova traduzione delle Cronache slave (mweaChronica slavorum) di mweqHelmold di Bosau la prima genealogia dei naconidi. Le fonti più importanti per questa dinastia sono, oltre ad Helmold, mwegTietmaro di Merseburgo, mwewAdamo da Brema ed il danese mwfamwfqSaxo Grammaticus.

C'è incertezza sulla definizione del rango di tali autorità: erano re? Duchi? Capitribù? Alcune fonti germaniche li definiscono mwfwmwgaSamtherrscher. Testi tardo-latini parlano a volte di mwgqregulus, cioè "piccoli re", di mwggdux, cioè "duchi", a volte di mwgwtyrannus, cioè "Signori". In relazione a mwhaCanuto Lavard, un "non-mwhqobodrita", si trova anche l'espressione mwhgslava mwhwmwiaKnjaz.

I Naconidi appartenevano alla stirpe degli mwigObodriti, che da parte loro si dividevano nelle sottostirpi dei mwiwWagri, con il capoluogo di Starigard/mwjaOldenburg, in mwjqPolabi, con capoluogo in mwjgLubecca e mwjwRatzeburg, in mwkaLinoni, con capoluogo in mwkqLenzen. Queste sottostirpi avevano ciascuna un capo e pare che il primo di essi che abbia ottenuto il riconoscimento come capo di tutti gli obodriti, sia stato un certo Nakon.

In rapporto alla situazione politica degli obodriti si deve notare, che essi dovettero allearsi con mwkwCarlo Magno e dopo la mwlabattaglia di Sventanefeld (798), con la quale egli sottomise i mwlqSassoni, essi videro in questi ultimi i loro naturali nemici.

Quale confine fra i Sassoni (prevalentemente i territori dello mwlwHolstein e dello Storman) e gli Obodriti fu posto da Carlo Magno il cosiddetto mwmamwmqLimes Saxoniae, che non era costituito da un'opera fortificata ma costituito da folti boschi, brughiere e corsi d'acqua, quali ad esempio il mwmgfiume Trave. Con gli abitanti più ad oriente, i mwmwVeleti, gli Obodriti erano legati da antica rivalità etnica.

Al più tardi dopo che i mwnqPolabi, dal 960 circa, con mwngMieszko I della dinastia dei mwnwPiasti, riuscirono a superare gli egoismi tribali ed a trovare una ricostruita unità politica cristiana, fu chiaro agli slavi occidentali che si prospettava loro la via giusta da seguire. Infatti solo con l'unità etnica quali cristiani avrebbero avuto l'occasione di sottrarsi alla pressione missionaria dei sassoni, che puntava sempre alla loro sottomissione politica.

Perciò i Naconidi tentarono sempre di respingere i mwowdanesi cristianizzati e l'avvicinamento al cristianesimo, ed il connesso obbligo di pagare le mwpadecime a titolo d'imposta, indipendentemente dalla necessità di rinunciare alle loro radici pagane ed ai legami con le relative divinità tradizionali (ad es. la mwpqMitologia slava in Wagria, il mwpgdio Svarožićcite-ref-2[2] nel mwraMeclemburgo, mwrqSvetovitcite-ref-3[3] presso i mwsgRani dell'mwswisola di Rügen mwtaSvetovit) ed alla loro identità, e perciò non erano pronti a sacrificare con leggerezza la loro religione per una fede che percepivano come straniera. L'oscillazione fra la religione degli antenati ed il cristianesimo si esprime, fra l'altro, anche con il fatti che molti di questi principi portavano sia un nome slavo che uno sassone, il che spesso non fa luce alla corretta interpretazione delle fonti. La drammaticità del conflitto per la supremazia nelle regioni occidentali chiarisce anche il fatto che solo pochi naconidi morirono di morte naturale.

Nakon

mwtwNakon (oppure Nako, Nakko, Nacco) (mwua954 – 965/67) insorse insieme al fratello mwuqStoignew contro il duca mwugHermann Billung,cite-ref-4[4] mwvwmargravio della Marca dei Wendi. Nella mwwabattaglia di Recknitz (16 ottobre mwwq955) egli fu sconfitto dal re e futuro mwwgimperatore Ottone I. Stoignew fu decapitato, Nakon stesso accetto probabilmente il cristianesimo e per questo alla battaglia seguirono circa trent'anni di pace durante i quali gli slavi rimasero cristiani (secondo mwwwAdamo da Brema).

Nakon ed i suoi successori, eccetto Enrico, risiedettero principalmente nella mwxqRocca di Meclemburgo, allora solo un anello di mura, ma utilizzarono anche i, per così dire, palazzi di Starigard, Liubice e Lunkini/Lenzen. La Rocca di Meclemburgo fu definita già da mwxgIbrahim ibn Yacubcite-ref-5[5] "Rocca di Nakon".

Mstivoj

Non è chiaro se Mstivoj (o Mistivoj, Mistui, Mistuwoi) (dal 965/67 a ca. 995) fosse figlio di Nakon ma in ogni caso ne fu il successore e con il fratello Mstidrag (anche Missidrog) capeggiò la mwzqrivolta degli slavi del 983, che durò fino al mwzg995.

Le cause della rivolta furono così "personalizzate" da Adamo da Brema: un principe slavo di nome Billung (probabilmente il nome di battesimo di Mstivojs da Hermann Billung, che ne fu il padrino) sposò la bella sorella del vescovo Wago di Oldenburg/Starigard, ebbe da lei la figlia Hodica ed il figlio Mstislaw, che, adirato per la cupidigia dei Sassoni, tanto istigò contro i cristiani e la sua stessa madre, finché Mstivoj ripudiò la moglie e cercò alleanze contro il vescovo ed i cristiani.

Helmold dà invece un'altra spiegazione: Mstivoj avrebbe cercato di conquistare una nipote del duca mwaqHermann Billung, la quale gliela avrebbe anche promessa, se lui lo avesse accompagnato in una campagna in mwagItalia. Così avrebbe fatto Mstivoj, ricordando al ritorno ad Hermann la sua promessa, ma il margravio Dietrich di Haldensleben avrebbe dichiarato che la nobile nipote di un grande principe non doveva essere data in sposa ad un cane. A seguito di ciò Mstivoj si sarebbe assicurato l'appoggio dei mwawVendi e quindi mise a ferro e fuoco la zona a nord dell'mwbaElba.

Helmold portò a giustificazione e motivo dell'attacco dei Wendi, in appoggio alla tesi di Adamo da Brema, sempre la smisurata cupidigia dei principi sassoni: «Questo smacco è stato provocato dall'infausta cupidigia degli stessi sassoni.»

La figlia di Mstivojs, Tore (o Tofa) sposò mwbwAroldo Blauzahn, re di Danimarca come Aroldo I.

Mstislaw

Mstislaw (oppure Mistislaw o Missizla) (da ca. 996 al mwcg1018), figlio di Mstivoj, egli stesso coartefice probabilmente della mwcwrivolta degli slavi del 983, fu a sua volta travolto da una ribellione dei mwdaVenedi nel mwdq1018. Egli riuscì appena a trovar rifugio con la moglie e la nuora nella fortezza di mwdgSchwerin (Thietmar). Di qui fuggì ancora, dato che non intendeva convertirsi al cristianesimo, a Bardowiek, ove presumibilmente morì poi di vecchiaia.

Mstislaw ed il padre Mstivoj vengono confusi fra loro sia da Adamo da Brema che da Helmold e la cronologia non è chiara.

Udo

Udo (od Uto o Pribignew o Pribygnev) (dal 1018 al mweg1028) viene citato da mwew Saxo Grammaticus ancora come Pribignew. Egli si fece battezzare con il nome di Udo ed il suo padrino fu probabilmente il conte di mwfaStade, Luder-Udo I. mwfqAdamo da Brema ed il suo successore Helmold indicano Udo come «cattivo cristiano» ed attribuiscono la sua uccisione nel 1028 da parte di un transfuga sassone, alla sua cattiveria. Poiché si parla che nel contempo vi fossero altri due principi compartecipi del potere, quello di Udo non doveva essere molto ampio. Egli sposò una danese.

Godescalco dei Vendi

mwgaGodescalco (mwgqGottschalk in mwggtedesco; ca. mwgw1000 fino al mwha1066) era figlio di Udo e della sua moglie danese (la nuora con la quale Mstislaw si rifugiò a Schwerin) . Egli apprese a Lüneburg ove compiva i suoi studi, della morte del padre. Rinunciando al cristianesimo, volle vendicarsi e, attraversato il fiume Elba con un pugno di incursori venedi, mise a ferro e fuoco il territorio settentrionale intorno al fiume, abitato da sassoni. Fu tuttavia sconfitto e catturato dal duca mwhqBernardo II di Sassonia e le sue terre furono assegnate al principe mwhgpolabo mwhwRatibor.

Riconvertitosi al cristianesimo, Godescalco fu inviato in Danimarca nel mwiq1028 presso mwigCanuto il Grande, re della Danimarca e dell'Inghilterra, e quindi in Inghilterra. Qui egli servì così valorosamente il re, che questi lo premiò dandogli in sposa una delle sue figlie, Sigrid. Fino al suo rientro, avvenuto circa 15 anni dopo, il principe Ratibor (†1043) ed altri capi si erano dati da fare per aumentare la loro influenza:

mwjaIl duca slavo Ratibor fu ucciso dai danesi [nel 1043]. Egli era cristiano ed un grande signore fra i barbari. Egli ebbe otto figli, principi slavi, che furono tutti uccisi nel tentativo di vendicare il loro padre. (Adamo di Brema)

Nel mwjg1043 Godescalco tornò con la moglie Sigrid presso gli slavi dell'Elba e ricristianizzò il suo territorio d'influenza con grande zelo, «…che egli convertì un terzo di coloro, che sotto il suo nonno Mstivoj (!) erano ricaduti nel paganesimo.» (mwjwHelmold di Bosau). Godescalco si appoggiò molto all'mwkaarcivescovo di Brema ed Amburgo mwkqAdalberto, che ambiva al patriarcato del Nord, per il quale sarebbero stati idonee le mwkgpopolazioni slave dell'Elba. Allorché Adalberto fu deposto, il cognato di Godescalco, Blusso, fece scoppiare una rivolta. Godescalco fu ucciso nella Rocca di Lenzen, come pure Blusso, e mwkwKruto, un naconide della stirpe dei mwlaWagri, salì al potere (dal 1066 fino al 1093).

Kruto viene descritto da Adamo di Brema come un pagano privo di scrupoli:

mwlwLa figlia del re danese, Sigrid, con le sue dame fu scoperta durante una festa degli obodriti nella Rocca di Meclemburgo ed uccisa con un colpo alla nuca.

Godescalco fu canonizzato ed è considerato mwmqsanto dalla mwmgChiesa cattolica che lo celebra il 7 giugno.

Enrico, figlio di Godescalco e di Sigrid, si rifugiò con la madre presso il nonno materno Sven Estridsson in Danimarca.

Budivoj

mwnwBudivoj (o anche mwoaButue o mwoqButhue, †mwog1075), il figlio maggiore di Godescalco, avuto da altra moglie, andò alla corte dei duchi di Sassonia. Da qui cercò di recuperare il potere perso dal padre, ma riuscì a controllare solo una parte del territorio, fu attirato da Kruto in una trappola presso mwowPlön ed in quell'occasione ucciso. Secondo Helmold mwpaPribislavo di Wagria (o Pribizlaus) era suo figlio: egli, toccato dalla sua ospitalità, si fece battezzare.

Enrico

Enrico, detto "dell'Antica Lubecca" per aver ivi fissato la sua residenza, era il secondo figlio di Godescalco dei Vendi e fu cresciuto alla corte di Danimarca. Quando Kruto era ormai anziano, non riusciva ad impedire ad Enrico di saccheggiare le coste dei Wagri. Venuto a patti con lui nel mwpw1093, Kruto cercò di farlo assassinare ma rimase invece egli stesso vittima di una trappola tesagli da Enrico con la complicità della giovane moglie dello stesso Kruto, Slavina. Morto Kruto e sposatane la vedova, Enrico sconfisse definitivamente gli slavi nella battaglia di Schmilau, dopo di che, divenuto lui il capo, fissò la residenza nell'Antica Lubecca, giacché la località era sita fra meclemburghesi, wagri e obodriti linoni. Secondo Helmold di Bosau, Enrico condusse campagne vittoriose contro Rani, mwqaChizzini, mwqqCircipani, mwqgVeleti e mwqwPomerani, rendoli suoi tributari. Sempre secondo Helmold, egli promosse agricoltura e commerci, invitando nell'Antica Lubecca mercanti stranieri, in particolare sassoni. Promosse anche la creazione di una Zecca. Pur essendo cristiano, non impose ai suoi sudditi ed alle tribù slave sottomesse, la conversione al cristianesimo. Egli acconsentì a che nel mwra1126 mwrqSan Vicelino venisse a Lubecca a svolgere attività missionaria. Morì nel mwrg1127 e fu sepolto a mwrwLüneburg.cite-ref-6[6]

I figli di Enrico

Enrico ebbe quattro figli, due dei quali, Valdemaro (†1123) e Mstivoj (†1127), morirono prima del padre. Fra gli altri due figli, Canuto e Sventipolk, scoppiò la guerra ed il territorio fu spartito tra loro, ma nel mwtg1128 Canuto fu ucciso a mwtwLütjenburg e Sventipolk si prese la sua parte di territorio. mwuaVicelino di Oldenburg inviò preti a Lubecca ma questa fu occupata e distrutta dai Rani ed i preti fuggirono a Faldera/mwuqNeumünster. Nel medesimo anno fu ucciso anche Sventipolk ed il figlio Swineke subì la stessa sorte l'anno successivo a Ertheneburg sull'mwuwElba. Così la stirpe di Enrico come signore degli slavi si estinse con la morte dei figli e del nipote. Con Enrico si estinse anche l'ultima opportunità di indipendenza degli Slavi occidentali.

Seguito

mwvgCanuto Lavard, aspirante al trono di Danimarca, si procurò nel 1128 il beneficio del regno degli mwvwobodriti dall'mwwaimperatore Lotario II ma già nel mwwq1131 veniva ucciso dal cugino Magnus.

Nel mwww1132 subentrò mwxaNiklot, un non-naconide, al potere nella rimanente area d'influenza. Egli tuttavia cadde nella guerra contro sassoni e danesi nel mwxq1160. Il figlio mwxgPribislavo ricevette in feudo il mwxwMeclemburgo da mwyaEnrico il Leone e divenne il capostipite della casata di Meclemburgo, che si perpetuò fino al mwyq1918.

Note

cite-note-11. Heinz Stoob ( mw0a1919 – mw0q1997) fu uno storico tedesco e direttore dei seminari storici e della Divisione per la Storia del Territorio della mw0gVestfalia dell'mw0wUniversità di Münster
cite-note-22. Svarožić è una mw2adivinità slava, che in differenti regioni era noto sotto differenti denominazioni. Presso gli mw2qSlavi orientali e mw2gquelli meridionali aveva il nome di mw2wDažbog o mw3aDabog, presso i mw3qVenedi era chiamato successivamente mw3gRadegast o mw3wRedigast, in mw4aceca mw4qRadhošt.
cite-note-33. mw5qSvetovit è il dio della guerra e del raccolto nella mw5gmitologia slava
cite-note-44. Quella dei mw6gBillung è una dinastia nobile mw6wsassone del primo mw7amedioevo. Il capostipite fu un certo mw7qBillung (o mw7gBilling) che visse fra l'mw7w880 ed il mw8a967. Egli è citato come tale nelle Cronache della dinastia del Convento di San Michele di Lüneburg
cite-note-55. mw9aIbrahim ibn Ya'qub fu un inviato del mw9qCaliffato di Cordova dalla città di mw9gTortosa, che nella seconda metà del mw9wX secolo viaggiò per tutta l'Europa centrale.
cite-note-66. Sulle cause e le circostanze del decesso Helmold non dice nulla.

Bibliografia


• mwaqaThietmar von Merseburg, mwaqeChronik, Neu übertragen und erläutert von Werner Trillmich, Darmstadt (Wissenschaftl. Buchges.), 1974 ISBN 3-534-00173-7
• mwaqqHelmold von Bosau, mwaquSlawenchronik, Neu übertragen und erläutert von Heinz Stoob. Darmstadt (Wissenschaftl. Buchges.), 1980 ISBN 3-534-00175-3
• mwaqgAdam von Bremen, mwaqkBischofsgeschichte der Hamburger Kirche, in: mwaqoQuellen des 9. Und 11. Jahrhunderts zur Geschichte der Hamburger Kirche und des Reiches, Neu übertragen von Werner Trillmich. Darmstadt (Wiss. Buchges.), 1978 ISBN 3-534-00602-X
• Joachim Herrmann, mwaq0Die Slawen in Deutschland, Akademie-Verlag GmbH, Berlin, 1970
• mwaq8(EN) James Westfall Thompson, mwaraFeudal Germany, Volume II, Frederick Ungar Publishing, New York, 1928

Voci correlate